Seleziona una pagina

Nel IX secolo ormai lo champagne aveva conquistato tutto il mondo ed era entrato di diritto nei ricevimenti di tutto il globo. Ma una domanda cresceva tra i produttori del settore, come far crescere quel senso di esclusività che contraddistingueva lo champagne?

L’ occasione si presentò alla fine del secolo, quando iniziarono ad arrivare ciclicamente richieste di formati diversi dalla classica “Bouteille “da 0,75 cl, da associare a eventi e ricorrenze speciali ed esclusive. Fu così che i produttori dell’epoca fiutarono le potenzialità che offriva la produzione di grandi formati.
Dal momento in cui si decise di produrre in serie vari tipi di formato, nacque l’esigenza, da parte dei produttori di champagne di stabilire una nomenclatura. La scelta cadde, dopo molte discussioni, su dei nomi biblici tali da attribuire ai formati una solennità che permetteva alla bottiglia di diventare il vero simbolo della festa, tale da attrarre l’attenzione degli invitati e di gettare la base per le vendite future.
Iniziamo quindi questo nostro viaggio tra i vari formati elencando le più piccoline della famiglia, che prendono il nome dalla capacità della bottiglia.

In sequenza abbiamo:
MIGNONETTE/QUART (Quarto) dalla capacità di 20 cl,
DEMIE (Mezza) da 37,5 cl
ed infine la MOYENNE/PINTE (Medium) che può variare dai 50 cl ai 60 cl a seconda dell’esigenza.
Furono introdotte per esigenze degustative, soprattutto nel mondo del vino per poi essere adottate anche dallo champagne, una piccola leggenda storica narra che la “MEZZA” fu introdotta dalle antiche osterie per servirle agli ospiti che si accomodavano da soli, da qui che deriverebbe il nome volgare di “Bottiglia da Single”.

A seguire troviamo la classica, la più diffusa, la più usata da centinaia di anni la BOUTEILLE (Bottiglia) da 75 cl detta anche comunemente “Sciampagnotta “.

Ma una delle domande più comuni che viene posta in questi casi è il perché si sia preferito il formato da 75 cl piuttosto che il litro.

Esistono varie ipotesi storiche sul perché la sciampagnotta abbia sbaragliato altri formati nella scelta dei produttori, i più accreditati sono 3.

  • Nella prima ipotesi viene descritta come una semplice scelta tecnica, poiché le bottiglie venivano prodotte da artigiani attraverso il vetro soffiato, si crede che la capacità polmonare dei soffiatori riusciva a realizzare con un sol soffio una bottiglia da 75 cl. Cosi da ottimizzare la produzione.
  • Nella seconda ipotesi, la scelta viene attribuita alla peculiarità del formato da 75 cl di corrispondere esattamente a 6 boccali da 12,5 cl, i più comuni nelle osterie dell’epoca e che quindi questo formato facilitava il consumo e soprattutto la non dispersione del prodotto.
  • Nella terza ipotesi, entra in gioco il fattore logistico. Storicamente i più grandi produttori di vino erano i francesi ma i clienti erano gli inglesi, al tempo, l’unità di misura era diversa. Per gli Inglesi era la Misurazione Imperiale da adottare. Cioè il gallone che equivale a 4,54 Lt e poiché il vino veniva trasportato in botti da 50 galloni che corrispondevano a 225 Lt si cercò un formato per far coincidere e rendere più agevole il calcolo, si optò quindi per il 75 cl che permetteva di avere esattamente la conversione dei cartoni da 6 in 50 casse tali da paragonarlo al più antico metodo delle botti da 50 galloni. Poiché 225 Lt diviso 75 cl fa esattamente 50 casse da sei….

Qualsiasi sia la motivazione è indubbio che il formato da 75 cl sia diventato l’icona del vino e dello champagne in tutto il mondo.

Già nel XVIII secolo invece, fu introdotto il formato successivo e cioè il MAGNUM (2 bottiglie – 1,5 Lt) il suo nome deriva dal latino magnum e significa grande, questo formato è molto usato oggi per eventi ritenuti importanti sia pubblici che privati ed inoltre risulta da uno studio specifico che sia il formato con le migliori caratteristiche per un efficace invecchiamento.

Successivamente troviamo il JEROBOAM (4 bottiglie – 3 Lt) comunemente chiamato anche “doppio magnum” prende il nome dal primo Re di Israele ed è diventato negli anni sovrano incontrastato durante le premiazioni delle gare automobilistiche e motociclistiche.

Il formato successivo prende il nome dal leggendario figlio di Re Salomone, Roboamo.
Purtroppo il REHOBOAM (6 bottiglie – 4,5 Lt) ormai è in disuso da tempo…

Continuiamo il nostro viaggio arrivando al MATHUSALEM (8 bottiglie – 6 Lt) una bottiglia imponente che deve il suo nome al personaggio più leggendario della Bibbia, quel Matusalemme che visse la bellezza di 969 anni guadagnando l’appellativo di persona più vecchia del mondo.
Si pensa che l’attribuzione di questo nome sia dovuto al fatto che proprio a Matusalemme si attribuisce l’ impianto delle prime vigne, anche se a noi piace pensare che ci sia un tocco di ironia nella scelta del nome, d’ altronde per degustare 6 lt di champagne si finirebbe per invecchiare! Quindi qual nome migliore?

Sul gradino successivo, incontriamo il formato SALMANAZAR (12 bottiglie – 9 Lt) nome di una dinastia Assira molto usato e motivo di vanto da parte dei sovrani assiri, cosi come la Salmanazar è motivo di vanto tra tutti i possessori di questa regale bottiglia.

Arriviamo quindi alla più discussa per ciò che concerne lì attribuzione del nome. Il formato BALTHAZAR (16 bottiglie – 12 Lt) come dicevamo l’onere o l’onore di donare il proprio nome a questo formato viene ripartito tra Baldassarre, uno dei tre Re Magi che rese omaggio a Gesù Cristo, a simboleggiare quindi l’unicità e la preziosità del formato.
E Baldassar, ultimo Re di Babilonia, famoso per i suoi pantagruelici e sfarzosi banchetti decorati da fiumi di vino, dopo ogni vittoria militare.
Chissà se sarebbero bastati 12 litri di champagne… La verità dove si cela? Siete liberi di scegliere la vostra preferita.

E quindi giunto il momento del vero RE dei formati. Il NABUCHODONOSOR (20 bottiglie – 15 Lt) il nome del re più potente, più ricco, più ricordato della storia dei babilonesi dona a questo formato la maestosità che si merita.

Successivamente a questi formati tradizionali sono stati introdotti 3 formati aggiuntivi.

Il formato SOLOMON (24 bottiglie – 18Lt) che prese il nome da Re Salomone che divise il regno in 2 parti e decretò l’inizio della decadenza del regno di Israele, chissà non sia questo il motivo per la scarsa diffusione di questo mastodontico formato.

Nel 1988 in occasione del grande varo della “Sovereign of the Seas” una monumentale nave da crociera, fu commissionata la progettazione di questo formato SOVEREIGN (35 bottiglie – 25 lt) il quale divento il formato più grande mai prodotto. Ma come si sa i primati esistono per essere superati ed è proprio quello che successe nel 1999 quando fu progettato il PRIMAT (36 Bottiglie – 27 Lt), il nome deriva da una parola latina che conferiva ad un determinato arcivescovo la superiorità su tutti i vescovi di una determinata regione mai nome fu più adatto per la bottiglia superiore a qualsiasi altro formato.
Poteva essere l’eccezione che conferma la regola, ma purtroppo per il Primat non è stato cosi.
Nel 2002 la regola viene confermata e il primato viene spazzato via dal MELCHIZEDEC (40 bottiglie – 30 Lt) nome attribuito in onore dell’enigmatico personaggio che battezzo Abramo e che acquisì un carattere quasi messianico.

Il nostro viaggio finisce qui, con una consapevolezza. Che sia di piccole dimensioni, che sia di dimensioni mastodontiche non c’è nulla di più iconico, regale, solenne di sua maestà lo Champagne. Pronto ad accompagnarci sempre nei nostri spumeggianti festeggiamenti.

0
×